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Investimenti pubblicitari online 2015: crescono social e mobile ADS

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Sai quale sarà nel 2015 la raccolta pubblicitaria sul web in Italia? Una cifra da capogiro: 2,1 miliardi di euro. Questo numero è stato reso noto da un comunicato stampa Nielsen, che ha creato una stima basandosi sulla ricerca annuale dedicata al mercato pubblicitario. Questa cifra copre il 26,5% degli investimenti nel settore advertising che racchiude la cifra di 8 miliardi di euro.

share digital

Hai capito bene, le aziende – secondo l’analisi di Nielsen – nel 2015 spenderanno 8 miliardi di euro, di cui 2,1 solo nel settore digital. Questo significa che, se le previsioni saranno esatte, ci sarà un incremento di 1,7 punti di percentuali rispetto al 2014. In questa occasione, infatti, l’investimento era pari al 24,8%. Dati interessanti, certo. Ma la vera domanda è un’altra: come investono gli italiani nel digital? Quale strumento usano per dare vigore e forza alla propria attività online?

Social advertising e video

Secondo la survey condotta da Nielsen su 800 aziende, la maggior parte degli investimenti legati al digital (per la precisione i ⅔) si dividono tra il settore display advertising, quindi acquisto di banner, e sponsorizzazioni sui motori di ricerca. Il classico Adwords tanto per intenderci. Ma qual è la novità rispetto al 2014?

Anche se questi settori sono sempre nel cuore degli investitori, stanno perdendo quota. Nel 2015, infatti, display e advertising sui motori di ricerca registrano una leggera diminuzione a favore dei contenuti video e della pubblicità sui social network. Questi settori, secondo gli studi Nielsen, dovrebbero raggiungere delle quote interessanti: rispettivamente il 17% e l’11% sul totale degli investimenti online.

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Il dato realmente interessante è questo: la crescita del settore digital advertising è legato soprattutto a social e video che presentano percentuali pari al più 16% e 46%. Le pubblicità display e il PPC aumentano ma non in questa misura, quindi adesso sono altri i canali a trainare il settore della pubblicità online.

Investimenti pubblicitari: non ci dimentichiamo del mobile

In questo scenario fatto di social e video che diventano sempre più centrali nel lavoro del digital advertising c’è un altro fattore degno di nota: il mobile. Ovvero l’uso di smartphone e tablet da parte del pubblico. Inutile girare intorno: il mobile è sempre più presente nelle scelte individuali, la penetrazione di questi strumenti è chiara, lampante. E Alberto  Dal Sasso, AIS Business Director di Nielsen, lo sa bene:

Dalla survey emerge che ¼ degli investimenti è dstinato al mobile:  si tratta di un dato interessante se letto in relazione al fatto che circa la metà delle aziende intervistate dichiara di aver sviluppato una app per il proprio business.

Quindi il mobile advertising non è solo un richiamo alle pubblicità social pensate per chi usa il telefonino (tipo Facebook Ads), ma anche la creazione di un’applicazione specifica per il proprio brand. Un’applicazione da installare e mantenere sul telefonino per facilitare operazioni di acquisto, o magari per spingere contenuti. O semplicemente per fare branding: per fare in modo che le persone ogni giorno trovino utile cliccare sul tuo logo. Anche solo per misurare.

Come promuovere un’app

Il punto di snodo è la definizione di un parametro legato alle performance per la promozione di un’app. Ok, creo un’applicazione per il mio business e la promuovo, faccio pubblicità online. Ma come ne misuro l’efficacia? Come faccio a definire il Mobile KPI (key Performance Indicator)? Ecco le soluzioni:

  • CPD (Cost Per Download) – Verificare la differenza tra il numero di download prima dell’attività e quelli durante l’attività.
  • CPI (Cost Per Install) – Vengono salvati i parametri dell’attività, il comportamento dell’utente nel momento in cui apre l’app.
  • LTV (Life Time Value) – Prevede sistemi di tracciamento all’interno dell’app che permettono di monitorarne l’attività.

Nel primo caso hai un parametro relativo al download dell’applicazione, e anche se risulta limitato è sempre un parametro utile per definire un ROI a causa delle difficoltà che ancora possono esserci nel tracciare il comportamento degli utenti. Comportamento che invece dovrebbe essere al centro della seconda opzione (CPI).

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Purtroppo anche in questo caso ci sono dei limiti: aprire un’app non vuol dire per forza usarla. E puntare sul Life Time Value è una soluzione altrettanto instabile: non sempre è facile registrare i valori attraverso questo sistema.

Ecco perché la soluzione per definire il rendimento di una campagna app advertising non esiste. Puoi puntare su una continua rivalutazione di tutti gli strumenti utili per ottenere informazioni sul download, installazione, utilizzo ed engagement. Per creare una buona campagna advertising per un’app la soluzione giusta è la toolbox, non un unico strumento.

 

About riccardo.esposito

Sono un webwriter freelance, aiuto le aziende e gli imprenditori a comunicare online. Mi occupo di nuove tecnologie, social media, scrittura online. Il mio motto? Il mio regno per un post.

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