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Brand Safety: cos’è e come difendere il tuo brand

BRAND SAFETY

Comprare spazi pubblicitari all’interno di siti è una delle tante tecniche per far conoscere online il tuo brand o il tuo prodotto.

Ma se il tuo banner finisce in un sito con contenuti illegali e/o che vanno contro i valori della tua azienda? E se parte viene visualizzato prima di un video su YouTube che ha contenuti offensivi o violenti? Ecco che sorge un problema non indifferente: quello della brand safety.

Brand Safety: cos’è e qualche caso

La tematica del Brand Safety fu portata alla ribalta del pubblico grazie ad una inchiesta del Times, che evidenziava il problema analizzando la pubblicità erogata sulla rete display di un colosso come Google. Si registrò infatti la presenza di spot accanto a video caricati su YouTube dal contenuto estremista e pro-isis. Un problema non indifferente per i brand che hanno visto i propri prodotti assumere un aspetto tutt’altro che positivo.

E ancora: ricordi le ultime elezioni in USA? Uno dei siti protagonisti di quel periodo era Breitbart, dal contenuto vicino alla ultradestra americana e dal quale più di 1.000 inserzionisti hanno voluto cancellare la loro possibilità di apparire.

Da questi casi possiamo inquadrare la brand safety come una serie di azioni che tutelano il marchio e che impediscono l’inserimento di un annuncio pubblicitario in ambienti dal contenuto illegale (siti pedo-pornografici, violenti o che inneggiano alla guerra) o dal contenuto illecito.

La brand safety è così importante?

Per rispondere a questa domanda riportiamo i risultati di un sondaggio commissionato da Advertiser Perceptions su 300, tra agenzie e marketer, durante l’Advertiser Perceptions Omnibus Panel. Assicurare un ambiente “brand safe” per la propria pubblicità è la priorità per l’81% degli intervistati e, il 71%, dichiara che è molto difficile garantire un ambiente di sicurezza al proprio marchio. Un risultato che non dovrebbe sorprendere: quanti siti esistono in Italia che sono dediti alle fake news e vivono di clickbait? Tantissimi, e altrettanti ne nascono ogni giorno.

Il titolo accattivante e populista attira visite, commenti, interazioni e di conseguenza investimenti pubblicitari. Potresti quindi ritrovare la tua campagna su ambienti che possono creare soltanto un grosso danno d’immagine alla tua azienda.

Brand safety, cosa faccio

Non esiste uno schema preciso e delle regole scritte, ma possiamo darti qualche consiglio per non incappare in situazioni pericolose ed evitare di cedere alla tentazione di bloccare tanti argomenti e tagliare indiscriminatamente dell’audience interessante per te. In primo luogo, affidati a professionisti che hanno gli strumenti per metter in atto una targetizzazione degli utenti precisa e dettagliata e uno screening dei contenuti efficace.

Quello che puoi fare è studiare e analizzare tutti gli editori con i quali avrai a che fare, (o farlo fare ad altri), e segnarti quelli che ritieni “pericolosi” per la tua comunicazione, oppure usare il targeting semantico, punto chiave nel programmatic buying, che va oltre il bloccare delle parole chiave, infatti analizza il contesto globale e identifica il significato corretto del contenuto della pagina, la categorizzazione avanzata e l’umore e le emozioni che possono essere evocate nei lettori. In secondo luogo, durante la campagna monitora i risultati, una verifica costante delle tue attività di permette di prevenire un danno d’immagine incontrollato per il tuo brand. Infine, analizza i risultati terminata la campagna. Potrai mettere in luce alcuni aspetti che ti erano sfuggiti e migliorare la prossima attività di marketing puntando ai migliori editori.

 

About Antonella Caliandro

Direttore Marketing di AdKaora, da sempre appassionata di digitale, lo sono diventata presto anche di mobile e di tutto quello che di innovativo può sconvolgere gli scenari.

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