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7 considerazioni sul programmatic advertising

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Nel mondo del marketing online il termine programmatic è sempre più usato, a volte come collutorio, per sciacquarsi la bocca. Bisogna farci l’abitudine e conviene prendere confidenza con questo mondo perché presto ci avrai a che fare volente o nolente.

1 – Preparati alla giungla di acronimi

Se pratichi la nobile arte del programmatic advertising, il tuo cervello è in costante allenamento, devi ricordarti tutti gli acronimi. Non solo, ogni giorno ne spuntano altri, come funghi.

Ecco gli acronimi di base:

  • RTB, Real Time Bidding. Un modo di comprare in maniera programmatica, mediante un’asta in tempo reale, vengono aggiudicati gli spazi pubblicitari sulle pagine dei siti dell’editore a fronte di offerte da parte degli inserzionisti.
  • SSP (Supply Side Platform). L’editore vende spazi pubblicitari attraverso l’integrazione di questa tecnologia responsabile per le aste degli spazi pubblicitari sulle pagine.
  • DSP (Demand Side Platform) Una tecnologia che utilizza il buyer, che compra spazi pubblicitari dalle aste della SSP e li ottimizza secondo gli obiettivi delle campagne degli inserzionisti.
  • DMP, Data Management Platform. Questa tecnologia aggrega e gestisce i dati di utenti che provengono dalle pagine dell’editore, dai dati dell’inserzionista e da altre fonti. Questi dati vengono usati nel processo d’asta tra SSP e DSP, e in generale per pianificare campagne con audience targeting.

2 – NON è un asta al ribasso!

Sono reduce da 3 anni di esperienza in uno dei mercati più sviluppati d’Europa, ho una mentalità molto nordica in questo: il programmatic è nato per l’esigenza di ottimizzare l’audience e pagare il giusto. È giusto negoziare il prezzo da buoni commercianti, ma evita di pensare agli spazi in programmatic come una svendita al ribasso.

Per un’agenzia, comprare in maniera programmatica è pianificare con efficienza un budget che colpisce davvero il target audience e presentare l’incremento dei risultati al cliente.

Per un editore, vendere programmatic è valorizzare tutto l’inventory con intelligenza e cercare di centralizzare il più possibile l’asta con un solo exchange.

3 – Dovrai spiegare la tua professione ai tuoi amici, prima o poi…

Spiegare a clienti o partner  che cosa fai è già impresa ardua. Quante mappe sull’ecosistema della display advertising hai appese in ufficio? Menomale che esistono per spiegare la filiera.

Come spiegheresti invece ai tuoi amici che lavori per società che operano nel mondo dell’ad tech e che ti occupi di aste che avvengono ogni millisecondo?

Mi sento dire solo dei sinceri vaffa perché pensano che sia io il responsabile dei video pre roll su YouTube. Se invece parlano delle apps interstials, fanno bene a mandarmi a quel paese.

4 – È l’anno del mobile

Ahahahah.

Scherzi a parte, il programmatic ha la sua massima espressione sul mondo browsing. Native e video stanno decollando. Che sia la svolta anche per una crescita a tripla cifra per il mobile? Mi sentirei piacevolmente responsabile.

5 – Il programmatic è qui per restare

Lavori nella pubblicità online e pensi che il programmatic sia una realtà lontana al tuo lavoro? Ti consiglio di cominciare ad informarti, leggere articoli e fare corsi riguardo il tema. Ti assicuro che anche io ho bisogno di aggiornarmi quotidianamente.

6 – La pubblicità programmatica è ovunque

È tutto online. Anche grazie all’evoluzione delle tecnologie. Mai sentito parlare di internet of things?

Il programmatic è forte grazie all’utilizzo dei dati per fare pubblicità, ognuno di noi ha esigenze diverse di prodotti e servizi. È grandioso pensare che un giorno la pubblicità sarà customizzata sui tuoi gusti, indipendentemente che navigi su un sito o stai aspettando la metro.

In America vendono già spot programmatic è anche in TV. Questo grazie anche alle nuove tecnologie che permettono una trasmissione modulare dei palinsesti. In Australia sono fortissimi sul Digital Out of home, DOOH. È questione di connettere i punti e fare comunicare fra loro i sistemi.

7 – Preparati ad un ambiente dinamico

Ogni 6 mesi circa esce una novità eclatante di mercato. Il programmatic ha automatizzato i processi, ma le relazioni umane restano. Condividi opinioni e parla con gli esperti. È un mondo in crescita e stimolante.

Avrai modo di parlare anche con gli ingeneri e i data scientists, che cercheranno di spiegarti lunghe strisce di codice e complessi algoritmi su una lavagna. Cerca di capire i processi, perché è proprio da lì che arrivano le innovazioni.

Nuove abilità professionali sono richieste, come il technical account manager. Queste professioni si imparano sul campo, e l’apertura mentale è la chiave del successo.

About riccardo.guggiola

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4 commenti

  1. Valentina Turchi

    Che bello poter finalmente leggere qualcosa in italiano sul real-time bidding! Io lavoro in questo settore da tempo ormai ed è appassionante 🙂 Ti seguirò senz’altro! Saluti, Valentina

  2. Ciao Riccardo, una domanda: gli ad blocker rappresentano un’insidia per il programmatic adv?

    A presto
    D.

    • Ciao Daniele

      Bella domanda. Gli Adblockers in generale rappresentano un insidia per la display advertising in generale.
      Fortunatamente gli editori si stanno attrezzando per non fare vedere il contenuto delle intere pagine se l’utente ha l’adblock inserito.
      Ci sono poi degli espedienti che i developers stanno sviluppando per erogare pubblicità che non sia pubblicità: per intenderci, la native già riesce ad eludere gli adblockers.

      Spero di esserti stato utile, sono a disposizione per approfondire ciao

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